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L’isola dell’abbandono

1 Ottobre 2020

Titolo: L’isola dell’abbandono

Autore: Chiara Gamberale

Anno: 2019

Pagine: 224

Editore: Feltrinelli

“Se sapessimo di che cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore”

L'isola dell'abbandono

Non avevo mai letto nulla di Chiara Gamberale prima – e infatti era già da un po’ che volevo porre rimedio a questa mancanza – quindi nel momento in cui, quest’estate al mare, sono entrata in libreria e ho notato L’isola dell’abbandono tra i libri in offerta a “due libri a 9,99€”, non mi sono lasciata scappare l’occasione. Non avendo mai letto altro della Gamberale, non posso fare paragoni, ma da come mi è piaciuto questo, credo che leggerò altre sue opere appena ne avrò l’occasione (ma dal momento che ho alcune decine di libri già comprati e ancora da leggere, potrebbe volerci un po’). In realtà prima di imbattermi per caso in questo, avevo messo gli occhi su “In dieci minuti”, che quindi forse sarà il prossimo.

Il mito di Teseo e Arianna, avendo fatto il liceo classico, me lo ricordo bene (non che serva aver fatto il classico per conoscerlo eh, è forse il mito sull’abbandono più famoso della storia) e il fatto che L’isola dell’abbandono giochi proprio con questa famosa storia mi ha subito incuriosita. Pare che il detto “piantare in asso” derivi proprio da questo mito, ovvero da piantare (abbandonare) in Nasso (Naxos), isola della Grecia, come fece Teseo con Arianna.

E quindi questo libro parla di un abbandono sull’isola di Nasso? Anche. Un abbandono fisico ed emozionale. Ma non solo un abbandono tra due persone, anche un abbandono personale. L’abbandono di una certa vita, di certe convinzioni. Parla di fuga, ma anche di ritrovarsi. E di ritrovare certe parti di sé che forse nemmeno si conoscevano.

Uno dei motivi per cui l’ho scelto è che mi sembrava calzante da leggere in vacanza al mare e in effetti in parte ho avuto ragione. Lo trovo però molto più adatto per essere letto in autunno, forse per via di quell’atmosfera un po’ malinconica. Un po’ “piovosa”. Ecco si, mi sembra un libro perfetto per essere letto mentre fuori piove e tira vento, mentre si sta al caldo sul divano, rimuginando su quello che avrebbe potuto essere e forse mai sarà…

Comunque L’isola dell’abbandono mi è molto piaciuto come primo approccio a questa scrittrice. Di solito chi legge molte opere di un autore, ha sempre un’idea precisa in merito a quale sia il libro più adatto per introdursi alle sue opere. Avendo comprato questo libro per caso, senza informarmi prima, non ho modo di sapere se avrebbe avuto più senso qualcos’altro, però sono curiosa di sentire la vostra opinione, se avete più familiarità di me con i libri di quest’autrice. E accetto volentieri anche suggerimenti su quale sia il prossimo titolo di Chiara Gamberale che dovrei leggere… forse “in dieci minuti“, come pensavo all’inizio?

Intanto, se ancora non l’avete fatto, vi esorto alla lettura de L’isola dell’abbandono perché è un libro bellissimo.

Lo trovate qui se ordinate dall’Italia:

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E qui se ordinate dalla Germania:

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Piperpenny
Italiana trapiantata nella città libera e anseatica di Amburgo, lavoro nelle relazioni pubbliche nel campo della moda. Viaggio per vocazione, scrivo per divertimento. La mia occupazione principale in realtà è correre dietro a due minions anche conosciuti come i miei figli.

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3 Comments


Norma
1 October 2020 at 9:58 pm
Reply

Si “In dieci minuti” vale veramente la pena.. ricordo che quando lo lessi fu quasi terapeutico!
Ma anche questo qui mi sembra molto interessante! Lo leggerò!
Ciao



Angela
10 October 2020 at 11:06 am
Reply

Io ti consiglio “Le luci nelle case degli altri”. A me è piaciuto molto.
E poi “Quattro etti d’amore d’amore, grazie”, che ho apprezzato anche se non mi ha coinvolto come il primo
Purtroppo invece mi ha un po’ deluso “Avrò cura di te”, scritto con Gramellini.



    Piperpenny
    14 October 2020 at 9:53 pm
    Reply

    Grazie!

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