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A te che sei…

17 Maggio 2011
 Serve grande impegno per riuscire a non pensare. Per cacciare quell’unico pensiero disperato nel fondo della tua coscienza, fino a renderlo innocuo, fino a poterlo ignorare per giorni, settimane, e vivere la tua vita come non ci fosse.
 Non è facile, bisogna stare sempre all’erta. Devi tenerti impegnata a vivere la tua vita, essere felice di tutto quello che porta. Lavorare, leggere, guardare la tv, tenere la radio accesa quando sei da sola in macchina, a casa o in ufficio. Leggere i blog, le riviste, i quotidiani on-line. Mandare email agli amici, discutere con qualcuno per qualche cavolata. Lasciarti coinvolgere dall’attualità, indignarti per lo stato della politica odierna, vedere gli amici o starci al telefono. Organizzare il matrimonio, buttarti con tutta te stessa nella scelta dei fiori, del menu, del vestito.
 Le sere che l’Amburghese è via per lavoro noleggiare dvd, uno dietro l’altro, ogni sera. E andare a letto solo quando non puoi più tenere gli occhi aperti, quando sai che ti addormenterai appena toccherai il cuscino e la tua mente non avrà tempo di vagare, chè è pericoloso.
 Viaggiare, ballare, ridere, fare progetti.
 Tutto come prima, la tua vita non è cambiata, non è cambiato nulla, te ne convinci.

 E poi ad un certo punto abbassi la guardia, senza rendertene conto. E il pensiero è lì, pronto, non si è fatto sconfiggere, non si è fatto mandare via.
 Succede quasi sempre di notte, quando la luce è spenta, c’è silenzio, non hai ancora preso sonno. Quell’attimo di vuoto è il punto di partenza, il fianco debole.
 E’ un attimo. Il suono della voce, la frazione di una scena, e sei risucchiata nel vortice.
 Il suo “scappa, scappa!” invece di un semplice “spostati” quando attraversava con la pentola bollente la cucina della casa di campagna, come se ne andasse della tua vita e dovessi dartela a gambe levate. I solitari al tavolo della cucina, seduta sullo sgabello, e i piatti nel lavello sempre da lavare, a qualsiasi ora andassi a trovarla. Le pile di settimane enigmistiche vecchie di mesi sparse per la sua camera. E quando dormivi nel suo letto e lei si addormentava facendo le parole crociate, con la matita a mezz’aria, gli occhiali giganti scivolati sulla punta del naso e la luce accesa, che appena la spegnevi si svegliava esclamando “sono sveglia, sono sveglia!”, con la voce impastata. E i racconti di quando era giovane, che a te sembrava avesse vissuto storie da romanzo, con i bombardamenti e i tedeschi sull’uscio di casa. E tutte le cose che cucinava e tutte le cose che cuciva. E quella camminata veloce, come se dovesse sempre tagliare un traguardo, quella che hai anche tu. E quel pessimo carattere, quello che hai anche tu. E le zollette di zucchero, che era rimasta l’ultima al mondo a comprarsi lo zucchero in zollete avvolte nella carta azzurra e ti dava il permesso di mangiarne una mentre lei beveva il caffè, e tu ci aggiungevi qualche goccia di limone e ti sembrava un premio fighissimo.

 E a quel punto puoi solo sperare che arrivi in fretta il sonno a fermare le lacrime e i singhiozzi. E che domani riuscirai a tenerti più impegnata di oggi. E a non pensare che oggi è un anno che non c’è più.

InsidePensieri
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Diary

Piperpenny
Italiana trapiantata nella città libera e anseatica di Amburgo, lavoro nelle relazioni pubbliche nel campo della moda. Viaggio per vocazione, scrivo per divertimento. La mia occupazione principale in realtà è correre dietro a due minions anche conosciuti come i miei figli.

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10 Comments


Valeria
17 May 2011 at 7:43 am
Reply

Ti capisco più di quanto tu possa credere. Mia nonna è mancata un'anno fa. Mi sembra ieri. Mi sembra che un anno non sia passato. Mi sembra uno scherzo. Passo davanti a casa sua ogni giorno e mi comporto come se ci fosse ancora, quando parlo di lei ne parlo al presente e mai al passato. E' stata la mia seconda mamma, mi ha cresciuta ed è parte di me. Non lo posso accettare ma lo devo accettare. Tra il male e le lacrime l'unica cosa che posso fare è sperare di avere il suo carattere forte e caparbio di essere in grado di affrontare la vita a testa alta come lei che non aveva mai paura di niente. Valeria

http://www.luggageandhighheels.blogspot.com/



Lagiulietta
17 May 2011 at 8:26 am
Reply

Ti abbraccio forte forte. Mi hai commossa.



Martina
17 May 2011 at 8:47 am
Reply

Un abbraccio fortissimo Chiarina.



Alessandra1966
17 May 2011 at 9:20 am
Reply

Un paio di giorni fa parlavo di mio nonno con mia madre. Lei mi dice che ormai sono 26 anni che è morto. A me sembra ancora ieri.
Ti sono nel cuore e ti abbraccio



Anonimo
17 May 2011 at 10:27 am
Reply

Sono gia' trascorsi 14 anni da quando ho perso la
mia nonna, il dolore si e' un po' assopito ma la sento vicinissima a me, sopratutto la sera quando
cerco di addormentarmi….dopo tutto quello che la
mia nonna ed io abbiamo vissuto insieme, non potreb-
be essere altrimenti. Un abbraccio da Maria



Marti!
17 May 2011 at 11:40 am
Reply

Mi hai commosso..e la mente è tornata a mio nonno, che è venuto a mancare meno di un anno fa.
Non ci conosciamo, ma sono anni che seguo il tuo blog: mi sento di mandarti un abbraccio virtuale!



VerdeMenta
17 May 2011 at 3:15 pm
Reply

Oh Piper, ti mando un abbraccio fortissimo!



Scarabocchio Girl
17 May 2011 at 3:42 pm
Reply

Un abbraccio forte forte…



Live from here
19 May 2011 at 5:22 pm
Reply

Grazie a tutte di cuore. Davvero.



Bibbi
20 May 2011 at 9:16 pm
Reply

pensa, chiara, che lei è stata la prima a vedere il tuo abito da sposa, gli addobbi per la chiesa, le fedi e tutto il resto…ed è la prima a gioirne 😉
ti abbraccio forte forte <3



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