Titolo: Le ricette della signora Tokue
Titolo originale: あん (è in giapponese, l’ho copiato da internet, spero sia giusto e dovrebbe pronunciarsi “an”)
Autore: Durian Sukegawa
Anno: 2013 in Giappone, 2018 da noi.
Editore: Einaudi

Dopo aver visto la copertina di questo libro un po’ ovunque, quando ho finito quello che stavo leggendo precedentemente e mi sono trovata con il Kindle tra le mani chiedendomi “e adesso cosa leggo”, la scelta è ricaduta in fretta su Le ricette della signora Tokue, che ho subito acquistato e scaricato. Voglio essere totalmente onesta: non avevo letto recensioni, né mi ero informata più di tanto sul tema trattato prima di iniziare a leggere; inoltre sia dalla copertina che dal titolo mi dava l’impressione di essere un romanzo relativamente frivolo e leggero (beh, per quanto possa esserlo un autore giapponese, naturalmente). In effetti devo ammettere di averlo scelto proprio perché, trovandomi in un periodo di ansie e non sprizzando proprio ottimismo da tutti i pori, volevo una lettura coinvolgente, leggera e positiva. Ho fatto la scelta sbagliata, chiaramente. Così imparo a non informarmi prima. Sono certa che se avessi letto Le ricette della signora Tokue in un altro momento, con un diverso stato d’animo o con le aspettative giuste, lo avrei adorato. Questa mia tesi sembra trovare conferma nella caterva di recensioni e pareri positivi. Purtroppo su di me non ha avuto questo effetto. L’ho trovato molto triste, molto lento, troppe descrizioni tecniche di pasticceria giapponese… e poi non so, mi è sembrato per tutto il tempo che non sapesse bene nemmeno l’autore cosa volesse dire o dove andare a parare. Naturalmente i nodi si sciolgono nel finale, che però – nonostante sia in qualche modo effettivamente “conclusivo” – è comunque uno di quei finali aperti che ti lasciano un po’ a bocca asciutta e che io onestamente sopporto poco.
Siccome però mi rendo conto che questo mio parere poco clemente probabilmente è dovuto al mio caso personale di come e quando ho letto questo romanzo – il problema, insomma, è mio e non del romanzo – cercherò di fare un’analisi più oggettiva, perché non vorrei depistare chi legge questa recensione e portare fuori strada, facendo credere che non valga la pena leggere quello che invece per la gran parte delle persone è un gran bel libro.
Le ricette della signora Tokue è la storia di tre persone, di età e con storie molto diverse, che per caso si intrecciano in una Tokyo in cui il susseguirsi delle stagioni è scandito dai cambiamenti degli alberi di ciliegio e che entreranno in contatto grazie alla pasticceria. E’ una storia certamente ricca di poesia e delicatezza, pur sfiorando temi importanti quali l’emarginazione, la solitudine, la tristezza, l’amore, la libertà – o l’assenza della stessa – e la morte (questa c’è proprio sempre sempre sempre negli autori giapponesi).
La delicatezza e la poesia fanno sì che, pur parlando di sentimenti, non si cada mai nel sentimentalismo. E poi le storie che parlano di paura del diverso e pregiudizio hanno sempre molto da insegnare. Insegnano, per esempio, che tutti hanno la vita segnata dal dolore in un modo o in un altro e che non conosciamo le storie che gli altri si portano dietro, quindi non dovremmo mai giudicare. Insegnano che i pregiudizi distruggono tutto. Un altro insegnamento del libro che mi è piaciuto molto è che spesso basta cambiare prospettiva per cambiare tutto. Sentaro, il protagonista, per esempio, è in molti modi la classica figura del perdente – sognava di fare lo scrittore, ma finisce a vendere dolcetti in un chiosco. Però l’incontro inaspettato con una persona e quindi una storia e un mondo a lui sconosciuti gli faranno cambiare del tutto prospettiva… e questo, in fin dei conti, cambierà tutto.
Nel 2015 al festival di Cannes è stato presentato il film basato su questo romanzo per la regia di Naomi Kawase, che ha mantenuto il titolo Le ricette della signora Tokue; io sono tentata di vederlo, per capire se può bilanciare un po’ il mio parere su questa storia.
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(qui in versione Kindle)
Per altre recensioni di libri potete dare un’occhiata alla pagina Libri.

2 Comments
La tua recensione mi ha incuriosita e poi ho un sacco di nostalgia della mia vacanza in Giappone tra marzo ed aprile e quindi…. corro a comprarlo 🙂
Guardalo il film, Chiara. A me è piaciuto davvero molto
Graziella